Diabete gestazionale: la mia storia

“Siamo quello che mangiamo” cit. Ludwig Feuerbach

Ci sono momenti nella vita in cui inevitabilmente ti chiedi “ma doveva succedere proprio a me?!”

Per me uno di questi momenti è stato quando è arrivata la diagnosi di diabete gestazionale. Lo ricordo come fosse ieri, non ne sapevo nulla all’epoca, e la diagnosi mi è piombata addosso come un macigno. Le parole della dottoressa non hanno certo aiutato, mi ha subito messo di fronte a tutte le possibili conseguenze e ai rischi per me e per il bambino ed ero mamma-in-attesa da troppo poco per riuscire a digerire la notizia. Inoltre l’idea di pungermi i polpastrelli quattro volte al giorno per monitorare la glicemia e pianificare pasti e snack, appuntando tutto in un diario, mi aveva proprio fatto sentire sopraffatta. Mi ero immaginata la gravidanza come uno stato di grazia e invece dovevo fare i conti con una realtà diversa.

 

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Durante l’attesa per l’ennesima visita in diabetologia

 

 

Da subito si è capito che i valori di glicemia a digiuno erano troppo alti, tanto da richiedere di essere controllati mediante l’utilizzo di insulina, e ho iniziato a farmi le punture la sera prima di coricarmi. Ma la dieta che mi era stata proposta in ospedale non faceva altro che caricarmi di carboidrati, anche se complessi, e di fronte ai valori ballerini delle glicemie l’unica via era ormai l’insulina anche ai pasti. Inizialmente ho reagito come sono solita fare, ossia sprofondando in un loop di buio totale che definisco come la fase “Vittima”. Tipicamente inizio a chiedermi perché doveva accadere proprio a me, perché ho la mia solita fortuna, come potrò affrontare la cosa, ecc. Fortunatamente questa fase dura pochi giorni e, speso qualche lacrimone di sfogo, riesco a riprendere quota, mi rimbocco le maniche e inizio il mio viaggio affrontando questa nuova sfida. Ed ecco che la fase “Informazione” ha inizio.
In questa fase la mia natura di persona curiosa emerge e inizio a informarmi e a studiare quanto più possibile. Internet è una fonte di informazioni infinita, ma è necessario filtrare attentamente le fonti da cui si decide di attingere poiché le informazioni potrebbero non essere per nulla corrette. Ho scoperto che in realtà il diabete gestazionale non è un’evenienza così rara al giorno d’oggi, si stima infatti che in Italia venga diagnosticato a circa il 4-5% delle mamme in attesa, forse di più. Ho capito anche che se viene opportunamente controllato si riducono notevolmente i rischi, sia per la mamma che per il bambino.

Durante tutto questo mio navigare nel web mi sono imbattuta nella dott.ssa Lily Nichols, nutrizionista prenatale americana che ha approfondito il tema del diabete gestazionale con un approccio originale e con solidi fondamenti scientifici, blogger di pilatesnutritionist.com e autrice di un libro che solo leggendo il titolo ho deciso che avrebbe dovuto essere mio, “Real Food for Gestational Diabetes”, trad. cibo vero per il diabete gestazionale. Questa storia del real food, ossia della preparazione dei pasti partendo dal cibo come lo trovi in natura e non processato o confezionato è una corrente che recentemente mi ha molto interessato in quanto credo fermamente che sia una cosa buona per la salute, nonché per il portafogli (provare per credere!). Ovvio, compatibilmente con il tempo che si ha a disposizione per fare la spesa al mercato o nelle piccole botteghe, e per la preparazione dei pasti, a volte proprio mi risulta impossibile riuscire a mettere qualcosa nel piatto e non disdegno un sugo pronto per salvarmi la cena.

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La diagnosi di diabete gestazionale può fare paura, ma l’alimentazione è l’arma più potente nelle mani della futura mamma. Servono consapevolezza e determinazione, ma è possibile gestire la glicemia, aumentare del giusto peso e partorire un bimbo sano. La diagnosi per me si è trasformata quindi in un’ottima opportunità poiché mi ha spinta ad analizzare in modo critico le mie abitudini alimentari (sregolate tipiche di una trentenne moderna concentrata sul lavoro!) e a migliorarle. E di conseguenza anche quelle di mio marito.

Ho adorato questo libro, la semplicità con cui è scritto. Fornisce una strada alternativa all’approccio nutrizionistico convenzionale, ma ricca di nutrienti utili in gravidanza, un ottimo spunto da discutere con la propria dietista per adattare le diverse soluzioni al proprio caso. Il regime dietetico proposto si potrebbe definire come low carb, a basso contenuto di carboidrati. Quanto basso? Va stabilito con il proprio medico. L’alimentazione in gravidanza è importantissima e bisogna assicurarsi che i giusti nutrienti non vengano mai a mancare nella dieta della futura mamma. Per me ha fatto davvero la differenza, mi ha permesso di avere il mio bimbo a termine, senza rischi e necessità di cesareo in quanto il bimbo alla nascita pesava 2,955 kg. Un bel successo.

 

Nel libro troverai risposte al perché la terapia convenzionale spesso fallisce e cosa invece si può fare, quali alimenti alzano la glicemia e quali non lo fanno, come personalizzare un piano alimentare su misura per te con il giusto apporto di carboidrati, quali cibi preferire per uno sviluppo ottimale del bambino, esercizi per controllare la glicemia e come prevenire l’insorgenza del diabete di tipo 2 dopo il parto.

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