Il mio latte non è acqua

Ero stata avvertita. Una mamma che allatta, specie se lo fa in pubblico, desta sempre curiosità, o forse sarebbe meglio chiamarlo imbarazzo. Figuriamoci se stai allattando un bimbo che ha già spento la sua prima candelina. Apriti cielo! L’avevo letto anche sul libro “Un dono per tutta la vita” (di cui avevo già parlato qui!), l’autore Carlos Gonzalez avverte:

Le donne che allattano per più di un anno si scontrano spesso con l’incomprensione e il rifiuto dei familiari, degli amici e professionisti della salute.

Questo passaggio mi aveva molto colpita, ci sono parole forti come incomprensione e rifiuto. Non potevo credere che familiari (ma la famiglia non dovrebbe sostenere in questi casi?) e professionisti della salute (che non dovrebbero essere prepararti sull’argomento?) avrebbero potuto non appoggiarmi se avessi scelto di allattare Christian a termine. Gli amici e i conoscenti… quelli li avevo messi in conto. Comprendo che, quando si diventa genitore o quando si prova ad immaginare come sarebbe la vita diventandolo, ognuno abbia la sua personale visione ed esperienza a riguardo. E lo rispetto, non giudico chi compie scelte diverse dalle mie, ma so bene che non tutti hanno questa sensibilità. Perciò, a quelli, ero preparata.

Su mio marito posso sempre contare, lui ascolta silenziosamente quando mi perdo nelle letture di Gonzalez e autori affini, so che di fronte a qualsiasi difficoltà mi appoggerebbe al 110%. Entrambi siamo nati negli anni ’80 e siamo stati allattati uno o due mesi al massimo, come era consuetudine in quel periodo grazie alla diffusione del latte artificiale. Senza voler assolutamente giudicare le scelte che le nostre madri fecero al tempo, principalmente a causa delle (dis) informazioni di cui disponevano, della credenza che il latte ad un certo punto finisce e quindi è meglio passare subito all’artificiale, dello scarsissimo sostegno che ricevevano nel post-parto, io e mio marito abbiamo cercato di informarci su questo tema per poter compiere una scelta consapevole. Abbiamo deciso di provare a portare avanti l’allattamento il più a lungo possibile, nonostante le difficoltà iniziali (il bimbo che non si attacca, ragadi, ingorghi, dolore), vivendolo come una conquista giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese. Allattare può non essere una passeggiata all’inizio, e anche continuare dopo l’anno può essere impegnativo, per esempio bisogna conciliare i ritmi di un bimbo con quelli di una mamma che lavora. Noi il nostro equilibrio siamo riusciti a trovarlo e oggi siamo a 14 mesi passati, quasi 15 ormai, e non abbiamo ancora intenzione di fermarci. Chri mi cerca se ha fame, sete, male al pancino, voglia di coccole, di contatto, di consolazione e per mille altri motivi. E ogni volta io sono felice di accogliere questo suo bisogno, che in fondo è una coccola anche per me, un momento solo nostro in cui ci perdiamo l’uno negli occhi dell’altra e mettiamo in pausa il mondo esterno.

Uno dei nostri momenti

Ho sempre vissuto questo allattamento come una scelta naturale, istintiva. Non è un problema per me allattare in pubblico, se Christian lo richiede, e lo faccio senza esibizionismo ma anche senza tabù. Al centro commerciale, in banca, alle Poste, al supermercato, in farmacia, ovunque Christian ne abbia bisogno. Quando pensavo se questa scelta sarebbe stata quella giusta per noi, mai avrei immaginato quanto può ferire essere additata e giudicata per questo. Anche dei perfetti sconosciuti si sentono in diritto di dire la loro, e spesso con modi poco gentili. Mi sono sentita dire che l’allattamento prolungato potrebbe arrecare un danno psicologico a mio figlio, che ormai è solo un vizio e, dulcis in fundo, che il mio latte dopo l’anno ormai è privo di qualsiasi nutriente, che è acqua, e che quindi non ha senso continuare. Ma scherziamo? Parole uscite dalla bocca di un medico e di un infermiera dopo le mie richieste di poter usufruire di un’anestesia per un piccolo intervento che fosse rispettosa del mio stato di mamma in allattamento. Il tono è stato così prevaricante che sul momento mi si è annodata la lingua. Ero allibita, incredula, continuavo a guardarli ma non riuscivo a rispondere (e ho fatto malissimo), per poi finire in un pianto singhiozzante con mio marito mentre raggiungevamo l’auto nel parcheggio.

Sono rimasta spiazzata, proprio non me l’aspettavo, soprattutto dopo tutte le campagne di sensibilizzazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che anche in calce alla pubblicità del latte artificiale di proseguimento ricorda che la migliore fonte di nutrizione per il bambino è l’allattamento al seno fino all’anno, e anche oltre. Solitamente quando dico alle persone che allatto mi viene sempre chiesto “ma quanto ha tuo figlio?!” con un tono che sottintende un giudizio, perché ormai viene considerato troppo grande. Personalmente credo che ci sia ancora troppa disinformazione a riguardo, nel mio piccolo faccio molta fatica a creare un po’ di cultura, o almeno a smontare le più comuni credenze. Quando un’amica mi chiede un consiglio sono davvero felice di poterla aiutare e di condividere con lei il mio percorso positivo, ma noto tristemente di non essere la sola a fare i conti con una società che poco conosce la fisiologia dell’allattamento e che poco sostiene e incoraggia la donna nel post parto. Spero che la mia generazione, o almeno quella che stiamo crescendo, abbia un approccio critico e apporti un cambiamento, che si informi, che non si accontenti del sentito dire, del si è sempre fatto così, del tutti dicono che. Quello che conta è che, qualora si compia una qualsiasi scelta per se stessi e per i propri figli, anche diversa da quello che è l’allattamento a termine, lo si faccia consapevolmente.

Per chi volesse approfondire la composizione del latte materno durante il primo e secondo anno rimando a un interessantissimo articolo uscito su Uppa, basterà cliccare sul link sotto l’infografica. Io me ne sono stampata una copia piccolina e la tengo sempre in borsa, quando accadrà di nuovo sarò preparata.

Fonte: www.uppa.it

Anche a voi è accaduto un episodio simile? Come vi ha fatte sentire? E come avete reagito? Sono sinceramente interessata alle vostre esperienze, sia che abbiate allattato due mesi oppure quattro anni!

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3 pensieri riguardo “Il mio latte non è acqua

  1. Ciao cara!! Ho vissuto e vivo ancora la tua stessa esperienza! Ho scelto di allattare a termine e la mia bimba ora a 2 anni e mezzo!! Anche io mi sono sentita dire dalla mia pediatra che dopo l’ anno il mio latte avrebbe perso le sostanze! Ed è per questo che ho fatto un corso per aiutare le mamme ad allattare!! E’ diventata per me una specie di ” missione ” . Io ho avuto tanta difficoltà all’ inizio, mi dicevano che non avevo latte! La mia bimba è nata piccola ed è dovuta stare in incubatrice per un po’…ti posso solo dire che ho iniziato ad allattare al seno dopo quasi un mese e sono riuscita dopo qualche mese a togliere l’ aggiunta grazie alle consulenti della leache league! Quindi se ce l’ ho fatta io possono farcela tutte! Complimenti per l’ articolo!!

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    1. Milena, grazie per il tuo commento positivo, e per la tua missione! Posso solo immaginare come sia stata dura all’inizio, sogniamo tutte di portare a casa il nostro cucciolo con noi ma alcuni a volte hanno bisogno di qualche cura in più, tesorino!

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      1. Si e’ stata dura!! Ma a volte sono proprio queste esperienze che ci fanno crescere!! Ho scritto anch’ io degli articoli sulla mia esperienza di allattamento. Puoi leggerli sul mio blog unamammamigliore.it e lasciarmi un commento! Ti aspetto!

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