Le mamme ad alto contatto non esistono

Doverosa premessa: il titolo è volutamente provocatorio, per cortesia leggi fino in fondo prima di iniziare a commentare. Non vorrei che qualche mamma si sentisse giudicata, rispetto la diversità di pensiero e sono aperta al confronto pacifico. Io sono quello che la società moderna definirebbe una mamma ad alto (altissimissimo) contatto. E qui voglio sostenere che, secondo me, le mamme ad alto contatto sono solo mamme. Mamme che non saprebbero essere diversamente mamme.

Ma cos’è l’alto contatto?

Il maternage ad alto contatto (o attachment parenting, in inglese) è un “metodo educativo” (sinceramente mi fa anche strano chiamarlo “metodo”, preferisco usare “stile”) che, semplificando un po’, prevede principalmente uno stretto contatto fisico con il neonato. Un genitore che segue questo stile genitoriale si propone di riconoscere i bisogni del bambino e assecondarli poiché ritiene che richieste come stare in braccio, dormire insieme a mamma e papà, attaccarsi al seno frequentemente) siano esigenze naturali e legittime, non cattive abitudini da eliminare il prima possibile (non chiamiamoli “vizi” per favore!). Potrebbe sembrare una stranezza, ma se alzassimo anche solo per un momento gli occhi dal nostro piccolo orticello e iniziassimo a guardarci un po’ intorno ci accorgeremmo che è solo la società occidentale moderna a promuovere il distacco. In culture come ad esempio quella giapponese, ma non solo, i genitori mai si sognerebbero di mettere un neonato a dormire in un lettino in una stanza separata. E fino a due secoli fa era assolutamente la normalità allattare i bimbi anche fino ai tre-quattro anni, rispettandone i tempi del distacco fisiologico. Il padre della teoria dell’attaccamento è lo psicologo britannico John Bowlby, secondo cui un bimbo cresciuto ad alto contatto con i genitori e quindi abituato a trovare una risposta tempestiva ai propri bisogni fisiologici, ha più probabilità di crescere sicuro di sé e indipendente. Pediatri di fama mondiale come William Sears e Carlos Gonzalez (di Gonzalez e la sua Bibbia sull’allattamento ho già parlato qui) hanno sviluppato i loro studi e il lavoro di una vita intera sulle medesime convinzioni dimostrando l’efficacia e l’importanza di questo stile genitoriale. Certo, c’è sempre chi sostiene un approccio basato sul rigore e sulla precoce educazione all’autonomia, esprimendo per esempio il proprio favore ai (per fortuna ormai contestatissimi) metodi ad estinzione graduale per insegnare ai bambini a dormire da soli. Funzionano, ovvio, ma a che prezzo? Non voglio nemmeno entrare in merito, questi metodi mi fanno venire i brividi.

La mia esperienza

L’alto contatto per me non è stata una scelta consapevole, un modello educativo da studiare e mettere in pratica. Portare il bambino in fascia, allattarlo al seno a richiesta, condividere il sonno sono alcune delle pratiche messe in atto da questa strana specie di genitori. Sono cose che faccio anche io, e per me sono emerse come necessità, naturali quanto respirare. Ho compiuto un’unica scelta consapevole: ho scelto di essere una mamma presente, di ascoltare il mio bambino, di sintonizzarmi sul suo canale e assecondare le sue esigenze. Per il benessere del mio bambino era l’unica via. Prima di diventare mamma non avevo nemmeno mai sentito parlare di alto contatto, ero proprio disinformata in generale. Ma ragionandoci su, quale mamma che segua il suo naturale istinto non vorrebbe far altro che coccolare e proteggere il suo piccolo H24, soprattutto nei primi mesi di vita? Non risponde solerte ad ogni pianto per calmarlo e soddisfare i suoi bisogni? La casa può aspettare, i capelli stanno benissimo accrocchiati in maniera più o meno disordinata sulla testa, lo spazzolino da denti è l’unico strumento di bellezza conosciuto, altro che mascara!

L’alto contatto probabilmente trova il suo picco massimo nella fase dell’esogestazione, quel periodo dei primi 9 mesi circa in cui il neonato completa il suo sviluppo al di fuori del grembo materno. Molti sostengono che in questo periodo il bimbo ancora non è consapevole della sua separazione dalla mamma, ma vede questa diade come un’unica entità. Mio figlio non richiedeva altro che stare appiccicato a me, essere tenuto in braccio, sonnecchiare in fascia, essere allattato ad ogni ora del giorno e della notte, ascoltare la mia voce ed essere sbaciucchiato. Solo più tardi ha iniziato a ricercare maggiore contatto anche con papà e nonni, ma sempre tenendomi come porto sicuro in caso di necessità. Mi sono sentita dire da alcune persone che si trattava di assecondare un’esigenza solo mia, non del bambino. Quello che mi sento ripetere più spesso è che il mio bimbo ha voglia di diventare grande e autonomo mentre io seguito a volerlo tenere stretto a me. Io mi sono informata e ho letto molto a riguardo, loro no. Io mi sono messa in discussione, loro no. Come dice mio marito, il nostro bimbo non è un bimbo ad alto contatto. È un bimbo ad altissimissimo contatto. Per chi mi guarda dall’esterno lo sto viziando, per me invece significa amarlo incondizionatamente e coccolarlo. Non è assolutamente vero che un bambino che sta molto vicino a mamma e papà non diventa autonomo, anzi, è proprio il contrario: i genitori rappresentano una base sicura e i bimbi diventano più autonomi ed esplorativi.

Non si tratta di una moda del momento, come molti pensano, né di una nuova filosofia. È solo l’espressione di una generazione di mamme che danno nuovamente (e per fortuna) valore al contatto con il proprio bambino, che prendono in mano con coraggio la propria maternità e sanciscono l’importanza delle pratiche di accudimento prossimale e del rallentamento naturale dei ritmi. Queste mamme mandano a quel paese i principi della società moderna che ci vuole subito super efficienti e super connesse e con bimbi subito autonomi, che devono emanciparsi dalla mamma in tempi rapidi. Purtroppo ciò non è sempre possibile, io stessa sono dovuta rientrare al lavoro lasciando il piccolo al nido 8 ore al giorno, ma abbiamo saputo trovare un nostro nuovo equilibrio, riuscendo anche a mantenere l’allattamento a richiesta, fattore a cui tenevo davvero tanto e che mi sarebbe dispiaciuto perdere a causa delle circostanze e non per nostra scelta. E ora siamo a quasi 18 mesi. E per quanto riguarda i risvegli notturni, un neonato che cerca la mamma e si sveglia più volte durante la notte è un bambino assolutamente sano. Fare cosleeping (dormire nella stessa stanza, non necessariamente nello stesso letto) aiuta la mamma che allatta ad accusare meno la stanchezza poiché sia lei che il bambino beneficiano di questa vicinanza e riescono a riaddormentarsi più velocemente. Non mi piace sentire parlare di metodi per insegnare al bambino a dormire tutta la notte, non c’è nulla da insegnare, dobbiamo solo rispettare il naturale sviluppo neurologico. La continuità del sonno notturno viene raggiunta in modo naturale verso i tre anni, e nel frattempo si può provare a tenere duro. È stancante, una vera faticaccia, altroché, ma mi piacerebbe vedere maggiore accettazione nelle persone invece di cercare soluzioni a tutti i costi per creare meno disturbo a noi adulti ma con il rischio di andare a discapito dei nostri cuccioli. Mettere al mondo un figlio dovrebbe significare innanzitutto uscire dalla dimensione adultocentrica e iniziare a vedere il mondo con gli occhi del bambino, per capirlo e aiutarlo. È dimostrato che il contatto tra chi si prende cura del bambino e il bambino stesso è fonte di benessere non solo fisico ma anche psicologico e i benefici si fanno sentire per entrambi. Per la mamma, che dopo aver portato il suo bambino nel pancione per 9 mesi ha la necessità di rideterminare gli spazi e comprenderli, significa anche scacciare in fretta il baby blues e ridurre le probabilità di depressione post parto. L’Amore è al tempo stesso la risposta e la base da cui partire. Per ogni cosa. Sempre.

Quindi, cosa significa essere una mamma ad alto contatto? C’è una checklist con le voci da spuntare e un punteggio minimo da raggiungere per potersi fregiare di questo titolo?

Una mamma che non allatta (sappiamo bene che molte donne che lo desiderano non ci riescono perché manca il supporto adeguato nei primi giorni post-parto) può definirsi mamma ad alto contatto? Secondo me sì! Una mamma che non pratica babywearing o bedsharing? Rispondo sempre sì. Non è solo questo a definire l’alto contatto, per me è qualcosa che va oltre, un rapporto d’Amore che include coccole, massaggi, sguardi che si incrociano, complicità. Non esistono mamme di tipo A e mamme di tipo B, dovremmo smettere di etichettare ogni cosa, di incasellare ogni comportamento.

Non esistono formule universali e preconfezionate che si adattano a tutti, ogni famiglia è il risultato di una miscela di ingredienti diversi e ogni donna ha la sua ricetta perfetta, per sé e per il suo bimbo, il mix unico per crescere un bimbo sano, sicuro e forte.

A patto che si sappia ascoltare.

Adesso scatenati pure, dimmi la tua. Voglio davvero sapere tu come la pensi.

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9 pensieri riguardo “Le mamme ad alto contatto non esistono

  1. Condivido, anche io sono ad alto contatto, ma non ho deciso di esserlo, era l’unica maniera che avessi di essere madre, quella consona al mio modo di essere. Alla fine forse solo questo bisogna conta: seguire ciò che l’istinto ci dice di fare. Ad esempio io ho allattato “solo” 15 mesi, perché non sentivo fatta per me la strada dell’allattamento a termine. E sono ben contenta di aver assecondato anche questa mia esigenza senza intestardirmi del contrario 😊

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    1. Esatto, riscontro che quasi tutte si scoprono ad alto contatto, non lo decidono, e l’allattamento è solo uno dei tanti ingredienti, c’è ben di più in questa equazione! Noi mamme dovremmo fidarci del nostro istinto e dei nostri bambini. Da quando ho imparato a farlo va tutto decisamente molto meglio! Grazie di aver lasciato il tuo commento!

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  2. Innanzitutto ti faccio i miei complimenti per l’articolo. L’ho trovato molto interessante e “originale” a dispetto dei tanti copia incolla che mi ritrovo a leggere.
    Per quanto riguarda l’alto contatto sono stata ampiamente criticata per il troppo attaccamento, per essermi intestardita facendo l’impossibile per poter allattare mio figlio ma poco mi importa del parere altrui. Sono molto contenta contenta di aver fatto e di star facendo quello che ritengo sia più “giusto e corretto” per mio figlio in primis ma anche per me.
    Complimenti davvero di cuore!

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  3. Condivido tutto ciò che hai scritto. Ultimamente sono molto giudicata e mi vengono dati anche dei consigli non richiesti sul fatto che io all’atti ancora mia figlia(17mesi). Per gli altri sarà pure “viziata” ma pazienza. Io sento che è giusto continuare ad allattarla e quando lei sarà pronta nn cercherà più il seno. Già so che quando accadrà, mi mancheranno tantissimo questi nostri momenti. Complimenti per l’articolo è bellissimo quasi quasi me lo stampo ed ogni volta che aprono bocca su questo tasto glielo consegno. „Tòh leggi” 😂😅

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    1. Wow, ma grazie Yvonne! I consigli non richiesti sono la peggior cosa, ogni volta mi lasciavo destabilizzare e mi mettevano mille dubbi sulle scelte fatte. Con il passare dei mesi e il rafforzarsi del rapporto con mio figlio ora me li lascio scivolare addosso. Continua a fare sempre quello che senti giusto e non sbaglierai!

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    1. Hai centrato il concetto, per scelta LORO! Grazie, mi gongolo un po’ per tutti questi complimenti, ma dico solo quello che penso e il più sinceramente possibile! Questo blog è una sorta di terapia antistress!!

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