Svezzamento tradizionale o autosvezzamento?

Ho scritto questo articolo almeno tre volte. E sono più che certa che la terza volta mi è uscito molto diverso dalla prima. Ho perso la prima bozza, ho promesso che comunque entro Giugno sarei riuscita a pubblicarlo invece poi ho perso la seconda stesura… insomma non è un articolo fortunato, oppure l’universo vuole impedirmi di raccontarti la mia esperienza con l’autosvezzamento. Cioè, non proprio la mia, quella di mio figlio! Se stai leggendo significa che sono riuscita a pubblicare, evviva! Perdonami se lo trovi un po’ scritto in fretta, ho davvero paura di perdere di nuovo tutto il testo perciò ho scritto e pubblicato! Non ti trattengo oltre, si tratta di un argomento davvero molto interessante, un importantissimo momento di passaggio per una neomamma e conseguentemente fonte di mille insicurezze perciò sono più che certa che vorrai andare subito al sodo. Lo svezzamento è un tema molto dibattuto, una mamma si ritrova spesso a dover decidere tra svezzamento classico o autosvezzamento guardando a uno e all’altro come a una pallina durante una partita di tennis. Io voglio raccontarti come è andata per noi, non con l’obiettivo di consigliarti di seguire uno o l’altro metodo, ma perché tu possa trarne ispirazione e sicurezza per riuscire a decidere da sola cosa è meglio per te e per il tuo bambino, senza andare in confusione né sentirti giudicata per le tue scelte.

Una mamma riceve pressioni fin dal momento in cui comunica di essere in dolce attesa, lo so bene, figuriamoci se intendo aggiungermi alla già lunga schiera di consiglieri di cui hai già sicuramente esperienza!

Ben prima che il mio bimbo compisse sei mesi, età in cui viene generalmente consigliato lo svezzamento (oppure introduzione dell’alimentazione complementare, termine più lungo ma formalmente più corretto) per un bambino sano, ho iniziato ad informarmi su come-quando-cosa-quanto avrei dovuto cucinare. Mi viene da sorridere se mi guardo indietro e torno a un anno e mezzo fa: avevo segnato sul calendario la data esatta e facevo il conto alla rovescia per comprare quelle benedette verdure con cui avevo deciso di preparare il primo brodino. Non sapevo bene nemmeno come approcciarmi a Chri che per sei mesi aveva conosciuto solo un’unica fonte di cibo, la mamma. Allattando in maniera esclusiva al seno mi ponevo mille domande su come avrei dovuto incastrare le due cose. Avrei dovuto sostituire una poppata con un pasto oppure usare la poppata come dessert? O come antipasto? Avevo anche acquistato un libro sull’autosvezzamento ma a dire la verità l’ho letto alla veloce perché già alle prime pagine mi ha annoiata parecchio. Ci ho trovato tanta teoria spiegata pure in maniera contorta, così alla fine non ne ho ricavato più di tanto e ne sono rimasta delusa. Cercando di non scoraggiarmi, mi sono affidata a qualche gruppo Facebook sull’autosvezzamento e al sito www.autosvezzamento.it, dove ho trovato davvero le risposte che cercavo.

>Rimpallando tra svezzamento tradizionale e autosvezzamento, qualche decisione importante ero comunque riuscita a prenderla:

  • non avrei comprato omogeneizzati ma avrei preparato qualche pappa da sola: nella mia vita di tutti i giorni cerco di evitare quanto più possibile i cibi confezionati, ovviamente ciò non è sempre compatibile con la mia vita di mamma lavoratrice, ma faccio del mio meglio e non mi giudico se ogni tanto per comodità cedo a un piatto pronto;
  • avrei assecondato mio figlio lasciandomi guidare: è un must per me ascoltare i suoi bisogni e considerarli prioritari,
  • avrei seguito un corso di disostruzione pediatrica: sono una persona molto ansiosa, non volevo morire di crepacuore al primo bocconcino andato di traverso. Non sto scherzando, è importantissimo conoscere le manovre giuste e può aiutare a mantenere lucidità in quei momenti, forse. Ovvio, si spera sempre che non accada mai un episodio in cui doverlo mettere in pratica, ma mi piacerebbe che fosse obbligatorio per tutta la popolazione, nonni inclusi.
  • l’allattamento non andava messo a rischio ma salvaguardato, almeno fino all’anno volevo garantire questa fonte di nutrimento al mio bambino, perciò avrei continuato ad allattare a richiesta.

In prima battuta ho voluto dare una chance al brodino, ho comprato le verdurine fresche biologiche e ho preparato la farina di riso precotta per addensare la crema di zucchine fatta con il brodino. Senza olio e senza parmigiano. La mia linea di comportamento prevedeva di iniziare con l’approccio tradizionale per vedere come andava, per prendere tempo in una maniera che mi creasse meno ansia possibile (certamente una cucchiaiata di crema di zucchine è meno rischiosa di un bocconcino di carne) e nel frattempo acquisire sicurezza e imparare a fidarmi delle sue capacità, ma non ci credevo del tutto. Uno schema molto rigido, il cronoinserimento dei diversi cibi mi ha sempre lasciata perplessa (ad eccezione del miele, pericolosissimo per i ma bini con età inferiore ai 12 mesi!!) e il parmigiano mi pare fin troppo salato per offrirlo già dai primi assaggi, non ne ho mai capito il senso.

Mi sono concessa del tempo per prendere il ritmo, per osservare le reazioni di Chri e capire come fare. Finché un giorno all’Ikea mi ha rubato dal piatto un bocconcino di salmone e gli è piaciuto così tanto che me l’ha finito, insieme al purè di patate. Tuttavia, nonostante il suo spiccato interesse per il cibo solido, Chri non ha mai disdegnato una bella crema di zucchine, o di carote e patate! Io l’ho sempre assecondato in questo, a volte era il momento di una bella pappa cremosa, imboccandolo, a volte dei bocconcini che poteva prendere da solo con le sue manine. Nessuna scelta estrema o categorica.

Il nostro approccio non si può definire né svezzamento tradizionale né autosvezzamento, ma è un ibrido, unico e irripetibile. Ne volevo scrivere non tanto per aprire un dibattito ma per testimoniare che nell’essere genitori, nel crescere un bambino, fintantoché ci si mette in ascolto dei suoi bisogni e ci si fida del proprio istinto, non ci sono cose giuste e cose sbagliate, ricette precostituite da applicare come se fossero un libretto di istruzioni. Ogni bambino è unico, diverso da tutti gli altri, ogni diade mamma e bambino è unica. Per questo motivo ogni approccio calato dall’alto non sarà mai quello giusto, ma va adattato alle proprie esigenze.

Il momento dello svezzamento è fatto di tentativi, fallimenti, adattamento e poi vittorie, una bellissima partita da giocare insieme al nostro bimbo per scoprire le sue preferenze alimentari, nuovi colori e consistenze!

Adesso tocca a te, hai voglia di raccontarmi la tua esperienza? Se invece il tuo bimbo è ancora piccolino, ti andrebbe di condividere qui con me le tue maggiori paure riguardo il momento dello svezzamento?

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