Ti racconto il mio parto

Mi piace molto raccontare del mio parto e non perdo occasione per condividere la mia esperienza. Spero sempre di riuscire ad arrivare al cuore di qualche futura mamma e poterla rassicurare che andrà tutto bene.

Al momento in cui scrivo ho 36 anni e un bimbo di poco più di 2. So che l’età media delle neomamme negli ultimi anni si è alzata e che partorire il primo bimbo a 34 anni non è un evento eclatante. Tuttavia, per essere certa di non lasciare nulla al caso o alla fortuna, durante la gravidanza mi sono voluta preparare a un parto naturale e consapevole, di cui volevo essere protagonista attiva. Non volevo rischiare di andare nel panico, di avere quella sensazione di impotenza di fronte a qualcosa di sconosciuto e incontrollabile, di non potermi godere a pieno il momento in cui mio figlio sarebbe venuto al mondo. Così mi sono messa a studiare. Iniziando ovviamente da un ottimo corso preparto (che ho seguito on-line per conciliarlo agli impegni lavorativi), ho spaziato dalle tecniche di rilassamento, ai mantra da ripetere durante le contrazioni per superarle senza dover ricorrere all’epidurale. Volevo potermi concentrare sul mio compito, volevo poter ascoltare il mio corpo e lasciarlo lavorare con la più assoluta tranquillità, nonostante l’ambiente freddo e sterile di una sala travaglio e le necessarie pratiche burocratiche. Ho fatto in modo di riempire la mia testolina con tante tecniche che mi sarebbero potute essere utili quel giorno, preparando anche un lettore mp3 carico di musiche rilassanti (che non è servito!). Malgrado la mia voglia di seguire i nostri ritmi naturali, il diabete gestazionale purtroppo aveva fissato la data di induzione e allo scadere della 40esima settimana mi sarei dovuta presentare alle 8:30 in reparto. Durante l’ultimo monitoraggio le carte erano già pronte, avevo firmato tutto. Sapevo che era per il mio bene e del mio bambino, ma speravo tanto di poter capire cosa si prova quando arrivano le contrazioni, o si rompono le acque, quando te lo aspetti da un momento all’altro, ma non te lo aspetti veramente!

Avevo trascorso una splendida domenica con mio marito, una domenica calda e tranquilla di Settembre, all’insegna del relax ed eravamo andati a letto presto perché lui l’indomani aveva il turno di mattina al lavoro. Mancavano due giorni all’appuntamento per l’induzione. Alle 4:30 qualcosa mi sveglia, non capisco bene, mi sembra di aver avvertito un colpetto alla pancia, ma ero assonnata, forse lo avevo solo sognato, e vado a fare pipì. Qualcosa non va? Forse ci siamo? Ho una piccola perdita (mi spiegheranno poi che era saltato il tappo!). Torno a letto e attendo che suoni la sveglia, restando immobile pietrificata, guardo il soffitto con gli occhi spalancati e in silenzioso ascolto alla mia pancia. Non succede più nulla, ma mentre mio marito si prepara gli racconto tutto, chiamo in reparto e chiedo se serve un controllo. Così alle 5:30 carichiamo finalmente la borsa, che attendeva pazientemente ai piedi del letto da giorni, e ci avviamo verso l’ospedale. Dopo monitoraggio, visita e uno scollamento delle membrane effettuato a tradimento mentre la dottoressa mi diceva “questo ti aiuterà”, mi ritrovo completamente shakerata di nuovo in viaggio verso casa. Questa manovra, decisamente poco gradevole, aveva scatenato immediatamente una bomba ormonale e descrivere le sensazioni che ho provato mi viene davvero difficile. Calore diffuso in tutto il corpo, gambe tremanti, qualcosa come uno smisurato e infinito orgasmo. Ma ero calma. Avevo fiducia che tutto sarebbe andato bene, non avevo ancora realizzato che poteva essere IL giorno. Perciò ho lasciato che mio marito andasse al lavoro, mi sono preparata qualcosa da mangiare (inutilmente) e mi sono messa sul divano distesa a riposare. Le contrazioni all’inizio non erano regolari, piuttosto lievi e sopportabili, ma quando mio marito è rientrato a casa si erano fatte più forti e vicine, gli ho concesso di farsi una doccia ma… in velocità che non ce la faccio più! Da qui ho iniziato a utilizzare la tecnica di contare alla rovescia da 10 a 1 durante la contrazione, ripetendomi un mantra lento e costante per accompagnare il dolore e lasciarlo andare, rimanendo rilassata, almeno per quanto mi fosse possibile! Che emozione tornare in ospedale sapendo che stavolta, quando avrei rimesso piede a casa, avrei tenuto il mio bambino tra le braccia. Ho trascorso quasi due ore con le contrazioni in corridoio attendendo il mio turno, silenziosa e tranquilla, stritolando la mano di mio marito durante la contrazione, ma cercando di rimanere contenuta nelle mie esternazioni perché era per me qualcosa di privato che volevo difendere. Quando finalmente è giunto il mio turno ero dilatata di 5 cm e si sono subito aperte le porte della sala travaglio. Della permanenza in sala travaglio ho ricordi offuscati, sono entrata in uno stato di concentrazione tale che il tempo non aveva alcun peso, quelle che per mio marito sono state 4 ore per me sono sembrate 20 minuti. Una contrazione dopo l’altra ho raggiunto uno stato di quiete in cui mi sono perfino appisolata seduta sul letto, per poi ridestarmi per la fase di spinta. Come capire quando è ora di iniziare a spingere? Non so spiegarlo, il corpo sa. Ho sentito un’irrefrenabile voglia di spingere e ho iniziato più che serena questa fase finale. Il peggio era passato, potevo ormai sfruttare ogni contrazione per accorciare la distanza tra me e il mio bambino, e così ne attendevo con ansia l’arrivo per poterlo finalmente abbracciare. Ero impaziente. Ma stremata. Avevo dato tutta me stessa e non mi restavano più forze. Ricordo bene la sensazione di pace quando è uscita la testa, e subito dopo tutto il corpicino. Finalmente Cuki era lì, davanti ai miei occhi, e mi è stato prontamente appoggiato sul petto. Ringrazio ancora ogni giorno che sia andato tutto così bene e conservo questo ricordo come il più prezioso della mia vita.

Quello che ho imparato dalla mia esperienza è che non serve preoccuparsi, non bisogna aver paura ma è fondamentale mantenere la calma. Avere fiducia nel proprio corpo e ascoltarlo, la natura ci ha programmate per questo e sa da sola cosa fare.

Un pensiero riguardo “Ti racconto il mio parto

  1. Che bello questo tuo racconto, in parte mi ha ricordato il mio travaglio.
    I Mantra, la respirazione, il voler mantenere la calma… tutto questo ha aiutato tantissimo anche me.
    Bellissima condivisione😘
    Alessia (Mamma G.)

    "Mi piace"

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